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Igiene nei ristoranti: gli Italiani tra i piu’ diffidenti d’Europa

Sette su dieci temono l'intossicazione alimentare nei ristoranti: lo rivela una ricerca di Kimberly-Clark condotta in Italia da Ricerca-Demoskopea


Milano, 10 giugno 2005 - Gli Italiani sono notoriamente buongustai, ma anche estremamente attenti all'igiene, fattore chiave nella scelta di un ristorante. E' quanto emerge dalla ricerca promossa a livello europeo da Kimberly-Clark Professional per sondare le opinioni dei consumatori sull'igiene nei pubblici esercizi. L'indagine, coordinata da MORI e condotta in Italia da Ricerca-Demoskopea, rivela che la maggioranza degli Italiani (82%) - insieme a Francesi (82%) e Inglesi (84%) - si dichiara molto o abbastanza preoccupata del livello di igiene nei locali. I meno sensibili sono i Tedeschi, con una percentuale del 42% che esprime preoccupazione. Ma non solo: oltre il 70% degli Italiani teme addirittura l'intossicazione alimentare, a confronto con soltanto il 28% dei Tedeschi e il 33% degli Svizzeri.

Lo studio è stato realizzato su un campione di 5.664 persone distribuite tra Italia, Svizzera, Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna con lo scopo principale di indagare i comportamenti tipo dei consumatori nella scelta di un locale.

Per la maggioranza degli Italiani l'igiene in effetti conta più della qualità del cibo. Tra i principali motivi che inducono gli Italiani a non fare più visita ad un locale figurano in primis la scarsa pulizia (per il 58% degli intervistati) insieme alla qualità del cibo (per il 56%). Solo al terzo posto il rapporto insoddisfacente qualità/prezzo.

Ma quali sono le reazioni attese tra chi sospetta di aver contratto un'intossicazione alimentare? Variano da Paese a Paese. Gli Italiani sono i più decisi nel non visitare più lo stesso locale (60%), mentre gli Europei perdonano di più: solo il 48% dichiara di non ritornare più. Quando si tratta di fare segnalazione alle autorità competenti gli Inglesi sono i più determinati (51%), contro la metà degli Italiani (24%). Se insoddisfatti, Tedeschi e Svizzeri sono i più decisi a non pagare affatto (33 e 31% rispettivamente contro il 23% degli Italiani e solo l'8% degli Spagnoli). L'8% dei nostri connazionali - il doppio rispetto alla media europea pari al 4% - chiede invece uno sconto.

"Un'esperienza negativa può segnare la reputazione di un locale: come dimostrano i dati, gli Italiani non perdonano e nel 30% dei casi dichiarano anche di sconsigliare il locale ad amici e conoscenti - osserva Emilio Minni Country Manager Italia di Kimberly-Clark - I consumatori hanno bisogno di sentirsi rassicurati sul rispetto di tutte le norme per la preparazione e conservazione dei cibi: in cucina così come negli altri ambienti è importante poter dimostrare la massima cura per conquistare la fiducia dei clienti" conclude Minni.

"Negli ultimi anni, l'approccio alla gestione della sicurezza igienica degli alimenti in Italia è radicalmente cambiato con il recepimento, nel 1997, di due importantissime Direttive Comunitarie - la Direttiva 93/43/CEE e la 96/3 CE - attraverso il Decreto Legislativo N.155, noto come "Decreto HACCP". Si è passati da un approccio di tipo repressivo-sanzionatorio nel controllo ufficiale ad un approccio di carattere preventivo ed il baricentro del controllo è stato spostato dal prodotto al processo produttivo. Questa nuova mentalità, unitamente alla sempre maggiore responsabilizzazione e formazione degli operatori alimentaristi - coinvolti nell'"autocontrollo" all'interno della filiera produttiva e, pertanto, primi e diretti "artefici" della salubrità degli alimenti - rappresenta la vera garanzia per il raggiungimento di livelli di igiene elevati. . - osserva il Professor Walter Ricciardi, Direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma - Ciò ha comportato, negli anni recenti, una notevole diminuzione dei casi di malattie a trasmissione alimentare: il numero di focolai epidemici di tossinfezioni alimentari, tipicamente associati al consumo di alimenti fuori casa ed alla grande ristorazione, si è ridotto da quasi 6.500 nel 1999 a poco più di 5.000 casi nel 2000, anno in cui il Decreto è entrato in vigore definitivamente per tutte le tipologie di esercizi, fino a scendere a 3.472 casi nel 2001. Tuttavia, nel 2002 si è registrato un nuovo aumento, con 4.155 casi notificati.Vi è quindi la necessità di non abbassare la guardia sull'igiene nella ristorazione e di stimolare tutte le parti in causa ad agire in maniera rigorosa e coerente per la tutela della salute dei consumatori" conclude il Professore.

Per quanto riguarda il bagno infine, l'indagine rivela l'esigenza di igiene e l'attenzione per i dettagli : gli Italiani sono irritati soprattutto da odori sgradevoli (60% degli intervistati), un ambiente in generale poco pulito (36%), la mancanza di carta igienica (28%). La mancanza di sapone (12%) o il sapone solido anziché liquido (12%) e - più della media europea - servizi igienici "unisex" indistinti tra uomini e donne (12% contro una media europea del 7%), oltre che la mancanza di uno specchio (6%) sono altri aspetti fra i più fastidiosi per gli Italiani.

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